mercoledì 27 maggio 2020

DIRETTA FACEBOOK

Negli ultimi tempi ci stiamo abituando a seguire e ad eseguire  corsi, lezioni scolastiche su piattaforme, formazioni online e dirette tramite live streaming sulle varie piattaforme.
Vi propongo questa di domani sera, alle ore 18.00, dove sarò ospite. Si parlerà di adolescenti in rete e di web education. Vi aspetto.



sabato 11 aprile 2020

LUNEDI' 13 APRILE




Vi aspetto lunedì 13 aprile, al #caffèindiretta di Francesca Anzalone. Parleremo di cyber bullismo, di web education e di come tenere sotto osservazione i comportamenti di minori e adolescenti che, in questo periodo critico, frequentano social network e app per comunicare tra loro.
Il link per connettersi, è il seguente:

https://www.facebook.com/francescaanzalonePRmanager/ 

Vi aspettiamo :)

lunedì 10 febbraio 2020

SELFIE E DIPENDENZA DIGITALE






Novantatré milioni di selfie al giorno; circa 100 al secondo. Una popolazione affetta da dipendenza digitale, che in futuro non potrà che peggiorare.



Dovremmo accorgerci che uno smartphone è un oggetto utilissimo per il nostro lavoro, la nostra comunicazione e, perché no, la nostra vita sociale, e invece continuiamo a sfruttare le sue potenzialità in modo sbagliato. Siamo all'interno di una vera e propria dipendenza e non ce ne stiamo accorgendo. Oppure, facciamo finta che tutto sia normale e cerchiamo di evitare la nostra stessa ammissione a questo tipo di "droga" che ormai ci avvolge e che ci porta lentamente alla demenza, oltre che alla dipendenza digitale. Siamo ossessionati dai selfie.
Questo modo di rappresentarsi sta diventando una vera e propria ossessione. Un vero disagio diffuso, che porta a riconoscerci negli sguardi altrui. Si tratta di un nuovo modo di fare esperienza del proprio corpo, non dissimile dal disagio nascosto dietro anoressia e bulimia. Praticamente ci si fida più degli apprezzamenti degli altri, fatti sul nostro aspetto corporeo, che degli apprezzamenti per ciò che veramente siamo e conosciamo, sulle nostra capacità, su quello che tutti i giorni facciamo nella vita reale. Ci si fida di perfetti sconosciuti che commentano il nostro aspetto e spesso diveniamo, sia adulti che adolescenti, vittime di cyberbullismo.
Il dottor Giovanni Stanghellini del Dipartimento di Scienze Psicologiche, della Salute e del Territorio dell'Università di Chieti e autore del libro "Selfie - Sentirsi nello sguardo dell'altro" edito da Feltrinelli, spiega: "Videor ergo sum, esisto in quanto vengo osservato da qualcuno, è questo il nuovo io all'epoca dei selfie. Il sé, insomma, 'prende corpo' solo attraverso lo sguardo dell'altro, solo perché qualcuno guarda il mio scatto".
Il problema principale, è che ormai lo smartphone è diventato una vera e propria protesi per il nostro corpo e non riusciamo più a separarcene. Esso permette di fotografarci in ogni istante e di rendere pubblico anche ogni cosa della nostra vita privata. Casa, famiglia, amici, cibo, animali, il nostro corpo e violando spesso anche la privacy altrui, sono sempre in balia del web e di perfetti sconosciuti. Non è un semplice dispositivo tecnologico estrinseco rispetto al corpo di una persona, come poteva essere una macchina fotografica. Ormai è talmente indispensabile che per molti di noi è difficile immaginare la propria esistenza in assenza di esso. Se pensiamo che ogni giorno in tutto il globo vengono scattati circa 93 milioni di selfie, quindi circa 100 al secondo, possiamo renderci conto di quanto sia diventata una vera e propria dipendenza il metterci in mostra. Gli adolescenti sono la fascia maggiormente colpita, con gravi conseguenze fin dalla tenera età; questa disconoscenza della dipendenza e demenza digitale, non può che far crescere le difficoltà di apprendimento e di gestione della vita reale, oltre che un visibile calo di relazioni dirette nella vita  di tutti i giorni  e delle cose in cui siamo maggiormente abituati a vivere.

mercoledì 18 settembre 2019

Net Generation “ Se non sono sui social, non esisto”








Net Generation “ Se non sono sui social, non esisto”


Viviamo in un mondo che ci tiene strettamente legati alla rete, ma che allo stesso tempo ci spaventa molto. Un mondo dove è stata tracciata una linea di conoscenza che divide adulti e giovani che cercano faticosamente di rimanere al passo con i tempi. Siamo all'interno di un sistema che ha portato prepotentemente a una grande innovazione, ma che allo stesso tempo ha fatto precipitare la cultura e ha portato a numerose perdite e cambiamenti di routine. Cos'è la Net generation? 



Viviamo in un’epoca dove respiriamo la paura che la nostra identità si dissolva, se non impressa nella rete. Questo riguarda soprattutto i nativi digitali, ovvero quelli nati nell’epoca dello sviluppo tecnologico della rete e dell’accesso mobile ad internet. Il problema, tende ad intensificare l’attività online creando una vera e propria dipendenza, sia sugli adulti, che sugli adolescenti. I ragazzi tendono a passare la maggior parte del tempo in rete postando foto e condividendo link, nonostante i problemi che spesso tendono a lamentare, cioè insonnia, scarsa cognizione  del tempo trascorso, mal di testa, emicrania e annebbiamento della vista. Quando si parla di Net Generation, si fa riferimento a tutti quei ragazzi che passano la maggior parte del loro tempo in rete. Questo concetto è stato coniato già nel lontano 1997 da Don Tapscott (noto economista, manager e docente canadese all’università di Toronto), all’interno del suo libro Growing Up Digital (1998) dove descrive la vita dei nativi digitali e come si trasforma nella vita sociale all’interno della rete. Il profilo dei Net Gender, è fondato su sentimenti e sensazioni gestite in totale autonomia, tendenza alla valutazione e all’irrinunciabile bisogno di divertimento e novità; velocità nel ricevere risposte e ad acquisire feedback dall’esterno. Non hanno più capacità di attesa e questo è preoccupante, non solo per il loro sistema di vivere, ma per l’intera società. L’internet dei cambiamenti nelle relazioni, ha promosso nuovi livelli di interazione, rivoluzionando completamente i canali di comunicazione tra esseri umani e un diverso modo di gestire emozioni, affetti e relazioni personali.
I giovani d’oggi vengono concepiti come Digital Nomads, perché è come se si fossero creati una sorta di abitazione in movimento all’interno della rete dove ospitare persone spesso perfettamente sconosciute. Questo alimenta non solo il rischio di isolamento dalla vita reale (real life), ma anche l’aumentare di pericoli da loro poco percepiti. Nell’adolescenza dei nativi digitali, questo sembra rappresentare allo stesso modo la possibilità di vivere una sorta d’identità aumentata senza la possibilità di costruirsene una personale vera e unica, come invece dovrebbe accadere nel corso della propria vita. Seguono l’esempio dei loro beniamini; emulano Youtubers ed influencers credendo che siano arrivati a diventare famosi restando costantemente connessi alla rete e non si rendono conto del grande inganno che internet contiene all’interno. La dipendenza digitale, in un adolescente porta in breve tempo alla solitudine digitale e alla demenza digitale, nuovi sintomi di cui molti psicologi e psichiatri parlano.
Le caratteristiche principali del Net Gender sono la condivisione, la personalizzazione e la reputazione che esso vuole ottenere dalla rete. Sono capisaldi che spesso hanno messo in discussione gli studi comportamentali sulla vita quotidiana all’interno dei social network. Ogni elemento ha un suo tipo di personalizzazione. Mentre nel reale la reputazione è data spesso dal comportamento che si mostra alle persone con cui si ha realmente a che fare, in rete la cosa non avviene allo stesso modo. Le persone all’interno della rete tendono a creare una specie di segnalazione del territorio mettendo in moto una specie di codice esistenziale: si tende a personalizzare addirittura secondo i propri desideri e le proprie necessità, persone e istituzioni. La propria reputazione in rete è un elemento fondamentale, perché diventa il caposaldo per crescere nel web e quindi apparire, essere e sentirsi qualcuno. Per un adolescente o per un Net Gender, conta maggiormente essere giudicato bene in rete da perfetti sconosciuti anche raccontando il falso di sé stessi, piuttosto di ricevere un rimprovero fatto da un genitore o da un adulto presente nella propria vita, per correggere un eventuale errore commesso in un qualsiasi momento. Danno più importanza a un commento negativo su una foto o ai pochi like ricevuti, piuttosto che a un insegnamento o un consiglio dato da una persona reale. Infine, la condivisione continua di link, foto e materiali di ogni genere, prevede la partecipazione a diverse attività e situazioni online. Condividono frasi, video, foto, cose personali e spesso lo fanno anche infrangendo le leggi. In media cominciano ad usare internet già dall’età di dieci anni, ma in molti casi la media è scesa anche sotto l’età di sette (sono definiti bambini-touch per la loro dimestichezza con i touch screen dei nuovi dispositivi di comunicazione). L’accesso alla rete diventa sempre più semplice e le situazioni di rischio, sia per i giovani che per gli adulti aumentano ogni giorno. Nel 2008, si pensava già che i primi smartphone diventassero strumento di manipolazione dei contenuti digitali e divenissero, poi, lo strumento mediamente più usato per l’adescamento dei minori. Nel libro di Tapscot, sono raccolti dati e osservazioni frequenti che riguardano proprio il comportamento in rete degli adolescenti che sono stati da lui definiti in questo modo:  screenager, cioè i dipendenti dalla rete che via via perdono la loro abilità sociale e non hanno tempo e voglia per lo sport, lo studio e altre forme di attività per crescere. Non provano vergogna. Sono viziati dai genitori e non trovano una loro strada per crescere correttamente e mantenere pulita la loro dignità. Rubano, scaricano illegalmente e violano i diritti di proprietà, scaricando brani musicali senza alcun rispetto per i diritti d’autore e per i creatori di tali contenuti. Creano atti di cyberbullismo e non hanno un’etica del lavoro. Fanno parte di una generazione narcisista e presuntuosa e la tecnologia attuale risulta essere un vero e proprio carburante per il narcisismo. Non hanno quasi più interesse per hobby e passioni che potrebbero essere positivi per la propria crescita.
In conclusione, la modernizzazione della cultura di cui siamo oggi a conoscenza, hanno trasformato le abitudini di vita degli adolescenti in modo più che evidente, producendo veri e propri cambiamenti cognitivi ed affettivi legati alle relazioni interpersonali. Pensiamoci.
Al prossimo articolo ;)


giovedì 6 giugno 2019

PERICOLO SEXTING







Gli adolescenti dagli 11 ai 18 anni, lo hanno praticato almeno una volta



È partita da Matera, capitale europea della cultura e si concluderà a Roma, la sesta edizione di "Una vita da social", la campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale in collaborazione con il MIUR e del Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, nell'ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi della rete per i minori. Grande attenzione è stata dedicata al cyberbullismo, approfondito attraverso i casi affrontati dalla Polizia e le spesso gravi conseguenze, che certi atti possono determinare nella vita di un adolescente.
Quest'anno, gli studenti, attraverso il diario di bordo, hanno la possibilità di lanciare il loro messaggio positivo contro ogni forma di prevaricazione online e offline. Grazie a "Una vita da social", gli operatori della Polizia Postale hanno incontrato oltre 1.700.000 studenti nelle piazze e nelle scuole di tutto il paese; 180.000 genitori e 100.000 insegnanti per un totale di 15.000 istituti scolastici. Duecentocinquanta, sono le città raggiunte sul territorio; due le pagine Twitter e Facebook con 126.000 like e 12.000.000 di utenti mensili coinvolti sui temi della sicurezza online.
Secondo una recente ricerca di Skuola.net, su richiesta della Polizia di Stato - ricerca che ha coinvolto 6.500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni - si è riscontrato che il 24% di loro ha scambiato almeno una volta immagini intime con il partner via chat o social (fenomeno conosciuto come sexting). Tra questi, il 15% ha subito la condivisione con terzi, senza consenso alcuno, di questo materiale. Basta una condivisione, per cadere nella trappola. Il motivo piu' frequente, riportato dalle vittime? Un banale "scherzo" (49%). La poca conoscenza dei pericoli e la sottovalutazione degli stessi a dimostrazione di quanto possano essere considerate con leggerezza le reali conseguenze di tale diffusione. Tra le altre motivazioni, il ricatto (11%) o la vendetta (7%): il revenge porn, viene surclassato dalla dalla goliardia, ma gli effetti, purtroppo, sono drammaticamente gli stessi. La reazione piu' diffusa nella maggior parte dei casi, è il silenzio: il 53% si è comportato come se nulla fosse accaduto; il 31% non ha detto nulla per non essere giudicato da terzi. Sono soprattutto le ragazze ad aver paura del giudizio rispetto ai ragazzi. Il giudizio, spesso, non preoccupa per le conseguenze che possono sorgere, ma piuttosto per le critiche estetiche (demenza digitale unita all'egocentrismo)). In buona sostanza, la minaccia e' usata soprattutto come strumento di pressione psicologica per un ricatto o una vendetta, invece la diffusione vera e propria dei contenuti avviene piu' per scherzo, che per effettivo desiderio di colpire la persona.
Altro dato preoccupante: secondo un campione di 14.000 studenti tra gli 11 e i 19 anni, ad un adolescente su 10 e' capitato almeno una volta di essere contattato da un profilo sconosciuto per una sessione di "sesso virtuale" in cambio di denaro. Il 20% di essi non si e' fermato, accettando la proposta, esponendosi poi al rischio di sextorsion: non e' raro infatti che questi profili, oltre alla prima richiesta di compenso, formulino ulteriori pretese una volta acquisito un filmato della vittima, portandole alla fase del ricatto, tramite la diffusione online del materiale acquisito. Il materiale ricevuto dalle vittime, spesso serve ad alimentare il mercato della pedopornografia in rete, purtroppo una piaga sociale ormai incancellabile e sempre in crescita. 
Durante le formazioni di noi operatori del settore, sia all'interno delle scuole, che nelle varie associazioni, piazze e comuni, cerchiamo di sensibilizzare genitori e adulti in generale, chiedendo loro di controllare sempre il comportamento dei loro figli e degli adolescenti in rete. Questo per evitare minacce e pericoli che, come racconta spesso la cronaca, possono portare a conseguenze gravissime come il suicidio per vergogna o come la pericolosa diffusione di dati personali che spesso restano nelle mani di impostori e sconosciuti.

martedì 22 gennaio 2019

DATE INTERVENTI FORMATIVI



Ricominciano gli interventi formativi dedicati alle scuole e ai comuni, sulla web education. Quest'anno, con particolare attenzione all'argomento "Demenza e dipendenza digitale", naturalmente senza trascurare il problema cyberbullismo, sempre più in crescita, insieme al problema sull'uso improprio della rete da parte degli utenti, soprattutto adolescenti e minorenni.
Mercoledì 23 gennaio, presso la suola Vico di Spinea (Ve), mattino in compagnia dei ragazzi delle classi terze, dove si parlerà di pericoli della rete e pomeriggio formativo rivolto ai docenti, riguardante il lato giuridico nei casi di cyberbullismo e sull'uso improprio all'interno della scuola di smartphone e altri apparecchi multimediali.
Le date e i luoghi verranno aggiornati periodicamente.