martedì 22 gennaio 2019

DATE INTERVENTI FORMATIVI



Ricominciano gli interventi formativi dedicati alle scuole e ai comuni, sulla web education. Quest'anno, con particolare attenzione all'argomento "Demenza e dipendenza digitale", naturalmente senza trascurare il problema cyberbullismo, sempre più in crescita, insieme al problema sull'uso improprio della rete da parte degli utenti, soprattutto adolescenti e minorenni.
Mercoledì 23 gennaio, presso la suola Vico di Spinea (Ve), mattino in compagnia dei ragazzi delle classi terze, dove si parlerà di pericoli della rete e pomeriggio formativo rivolto ai docenti, riguardante il lato giuridico nei casi di cyberbullismo e sull'uso improprio all'interno della scuola di smartphone e altri apparecchi multimediali.
Le date e i luoghi verranno aggiornati periodicamente.






martedì 8 gennaio 2019

DIPENDENZE DEGLI ADOLESCENTI: sfidare la salute per un like







L’Osservatorio Nazionale Adolescenza traccia il quadro delle nuove patologie sulle nuove generazioni: Like addiction, nomofobia, paura che si scarichi il cellulare e vamping. I giovani e le notti insonni sui social network. Ecco un'interessante intervista alla dottoressa psicoterapeuta Maura Manca, sui nuovi comportamenti degli adolescenti.



Per gli adolescenti, ma spesso anche per gli adulti, il buongiorno si vede da quanti "like" collezionano i loro post messi in rete. Averne tanti equivale a tante approvazioni che accrescono l’autostima, la popolarità e quindi la sicurezza personale. Mentre i commenti dispregiativi, ma anche pochi like condizionano l’umore e l’autostima in negativo, tanto che il 34% ci rimane molto male e si arrabbia quando non si sente apprezzato, spesso montando casi di cyberbullismo. Sono alcuni dei dati raccolti dall’Osservatorio nazionale adolescenza. Dati che tracciano il quadro dell’impatto che l’iper connessione tipica delle nuove generazioni (ma non solo) può avere sulla loro salute e che sottolineano l’urgenza di interventi mirati. L’obiettivo, infatti, è quello di far riflettere i ragazzi non solo sull’uso consapevole della Rete, ma sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella realizzazione di contenuti online positivi e sicuri. Osserviamo quanto segue e memorizziamolo:

Generazione online. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza su oltre 8.000 ragazzi di circa 18 regioni italiane, il 98% degli adolescenti tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale a partire dai 10 anni d’età. Ma oltre 3 adolescenti su 10 hanno avuto modo di utilizzare uno smartphone direttamente nella primissima infanzia, già a partire da 1 anno e mezzo, con la possibilità anche di accedere liberamente ad internet e alle applicazioni presenti nel telefono. Gli adolescenti, quindi, sono sempre più connessi: circa 5 su 10 dichiarano di trascorrere dalle 3 alle 6 ore extra scolastiche con lo smartphone in mano, il 16% dalle 7 alle 10 ore, mentre il 10% supera abbondantemente la soglia delle 10 ore. Il 63%, inoltre, lo utilizza anche a scuola durante le lezioni. Quindi la maggior parte di loro vive connesso alla rete. Le ore trascorse davanti ad uno schermo si abbassano leggermente nel campione dagli 11 ai 13 anni, forse perché c’è più controllo da parte dei genitori e l’importanza della rete social non è ancora la più rilevante. Solo il 55% dei preadolescenti lo utilizza per un massimo di 2 ore.
Profili social. Il 95% degli adolescenti ha almeno un profilo sui social network, contro il 77% dei preadolescenti. Il primo è stato aperto intorno ai 12 anni e la maggior parte di loro arriva a gestire in parallelo 5-6 profili, insieme a 2-3 app di messaggistica istantanea. Il 69% ha un profilo su Facebook, il 67% Instagram, il 66% YouTube, il 47% Snapchat, il 22% su ThisCrush, il 16% Twitter, e il 15% Tumblr. “Il fatto di avere una serie di applicazioni social sconosciute ai genitori gli permette di essere meno controllati e più sicuri di poter anche osare, favorendo comportamenti come il sexting, cyberbullismo e diffusione di materiale privato in rete” spiega la psicoterapeuta Maura Manca che è presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza e autrice del libro “Generazione Hashtag. Gli adolescenti disconnessi” che consiglio vivamente a tutti.  Uno dei dati più allarmanti è che il 14% degli adolescenti ha anche un profilo finto, che nessuno conosce o che conoscono solo in pochi: “Così sono meno controllabili dai genitori ma sono anche facile preda della rete del grooming, cioè l’adescamento di minori online, dato in rilevante aumento rispetto all’19% dello scorso anno”.
Tutti in vetrina. Non c’è più intimità. Per circa 5 adolescenti su 10 è normale condividere tutto quello che fanno, comprese foto personali e private, sottoponendosi alla severa valutazione della macchina dei “mi piace” o dei “non mi piace”. I ragazzi passano ore a guardare quello che fanno gli altri, quanti like hanno preso, chi ha messo il "Like", che cosa hanno scritto e perché. “Tutto questo genera profonda invidia, critiche negative gratuite e commenti aggressivi e violenti” spiega Manca. 
Il 22% degli adolescenti ha fatto intenzionalmente commenti negativi con la finalità di offendere e di denigrare. E’ una sorta di odio online che si vede non solo nei commenti e nella aggressività dei post, ma anche nel fatto che si segnalano le foto e i post dei "nemici"; di coloro che non si sopportano, che si vogliono mettere in cattiva luce o oscurare”. Azioni che spesso si svolgono in incognito. Il 15% degli adolescenti italiani, infatti, dichiara anche di avere un profilo “fantasma” che non conosce nessuno per mantenere l’anonimato. Tante volte è usato come arma digitale per ferire e far del male a una persona.

A dieta per un selfie. Siamo al peggio! E’ la mania del momento e infatti i ragazzi tra i 14 e i 19 anni mediamente ne fanno circa 5 al giorno, con punte massime di 100. Con conseguenze preoccupanti. Secondo i dati dell’Osservatorio, il 13% degli adolescenti ha seguito addirittura una dieta per piacersi di più nei selfie. Circa la metà ritoccherebbe anche il proprio corpo con la chirurgia estetica e ha preso farmaci o altre sostanze per perdere peso. Oltre 5 adolescenti su 10 (il 55%), sono influenzate anche dal vedere corpi magri e perfetti sui social, in rete e in tv e su internet, incrementando la voglia di voler essere come loro. Il 65%, infatti, si sente più sicura di se stessa quando è più magra o raggiunge il proprio peso ideale. “Le vetrine dei social pennellano il narcisismo degli adolescenti e questo è confermato dalla quantità di selfie presenti nelle loro bacheche. La dipendenza dall’approvazione social condiziona non solo l’umore, l’autostima e la sicurezza personale, ma anche il loro comportamento spingendo queste ragazze a ricorrere a diete drastiche e a modificare anche il proprio corpo pur di venire bene nella foto e di sembrare più belle.

L’influenza delle Fashion blogger. Tre adolescenti su 10 vorrebbero essere come una Fashion Blogger per la popolarità ed il successo che riescono a raggiungere nella Rete. Ascoltano i loro “consigli” su come vestirsi, su come avere un corpo magro e tonico, le imitano nei loro atteggiamenti. Tra le ragazze che seguono le fashion blogger (20%), il 15% dichiara di ridurre drasticamente il cibo per dimagrire. Il problema aumenta di gravità se consideriamo che il 23% delle ragazzine più piccole che vanno dagli 11 ai 13 anni vorrebbe essere una fashion blogger di successo. Quattro su 10 delle preadolescenti è influenzata negativamente dal vedere corpi magrissimi sui social e in tv e dichiarano di voler essere come loro, 3 su 10 hanno già seguito una dieta e secondo il 34% il loro peso deve assolutamente diminuire.

Sfide a catena. "Thigh Gap (arco tra le gambe), Bikini Bridge (ponte nel costume da bagno sulla pancia), Sfida della clavicola, Belly Slot (fessura nella pancia) e Belly Button (far girare il braccio dietro la schiena fino a toccarsi l’ombelico): sono alcune delle sfide di bellezza online più diffuse. Obiettivo? Ottenere più like possibili, per apparire più seducenti e provocanti delle altre come se avessero il diritto di mostrarsi solo le ragazze belle o magre. “Le Challenge o Sfide Social sono uno dei problemi del momento e racchiudono tutte quelle catene che nascono sui social network in cui si viene nominati o chiamati a partecipare da altri attraverso un tag” spiega la dottoressa Manca. Due adolescenti su 10 hanno partecipato ad una moda a catena sui social, il 50% ha avuto una nomination ossia è stato coinvolto/a e chiamato/a in causa per partecipare ad una di queste catene. Lo scopo in genere è di postare un video o un’immagine richiesta, per poi nominare altre persone a fare altrettanto, diffondendosi a macchia d’olio nel Web, anche nell’arco di poche ore.

Notti da Vamping. Una volta gli adolescenti non vedevano l’ora di uscire a divertirsi tirando fino a tardi. Ora va di moda trascorrere le ore notturne sui social media tanto che 6 adolescenti su 10 dichiarano di rimanere spesso svegli fino all’alba a chattare, parlare e giocare con gli amici o con la/il fidanzata/o, rispetto ai 4 su 10 nella fascia dei preadolescenti. La tendenza, invece che accomuna tutti i ragazzi, è di tenere a portata di mano il telefono quasi tutto il giorno, notte compresa (..e questo lo copiano spesso dai genitori), fino al 15% che si sveglia quasi tutte le notti per leggere le notifiche e i messaggi che gli arrivano per non essere tagliati fuori, altra patologia emergente legata all’abuso dello smartphone (Fomo, cioè Fear of Missing Out). “Questi comportamenti vanno ad influenzare negativamente la qualità e la quantità del sonno, con conseguenze nocive per l'organismo e vanno ad interferire sulle attività quotidiane dei ragazzi, fino a determinare importanti difficoltà di concentrazione e di attenzione che gravano sul rendimento scolastico, favoriscono l’insorgenza di stati ansiosi, intaccando l’umore e gli impulsi” spiega Manca. 

S.O.S Nomofobia. No-mobile-phone: è la nuova fobia legata all’eccessiva paura/terrore di rimanere senza telefono o senza connessione ad internet o alla rete in generale: quasi 8 adolescenti su 10 hanno paura che si scarichi il cellulare o che non gli prenda quando sono fuori casa (un dato in forte crescita se si pensa che fino allo scorso anno interessava il 64% degli adolescenti) e tale condizione, nel 100% dei casi genera ansia, rabbia e fastidio. 

Forse è il caso di rendersi conto di come sta cambiando il mondo e su come la tecnologia sta facendo morire valori importanti, come quello del prendersi cura della propria persona e soprattutto quello di mantenere saldo il rapporto con la propria salute e la propria vita. Questo sta colpendo i nostri adolescenti e la parola "genitore", molto presto non avrà più un senso.

venerdì 14 dicembre 2018

SCHERMI E SMARTPHONE: il cambiamento del cervello dei bambini






I primi risultati di un lungo studio fatto su un campione di bambini, dimostra un prematuro assottigliamento della corteccia cerebrale in quelli che passano più tempo di fronte ai display


Troppe ore trascorse di fronte agli schermi possono modificare lo sviluppo della struttura cerebrale dei bambini. Lo rivela uno studio di larga scala e durata, firmato e finanziato dal National Institutes of Health statunitense.
Le scansioni cerebrali di adolescenti che usano a lungo smartphone, tablet e videogame sono chiaramente risultate diverse da quelle di utenti meno attivi. I risultati preliminari della ricerca, si basano sulle analisi svolte su 4.500 bambini di ambo i sessi fra i 9 e i 10 anni di età. L’indagine è agli inizi perché i ricercatori seguiranno questi ragazzi e altre migliaia coinvolti più avanti, per un decennio. L’obiettivo è capire come le esperienze fatte e subite durante l’infanzia, incluso l’uso (o l’abuso) dei dispositivi digitali, possa influenzare il cervello, lo sviluppo emotivo e la salute mentale, quindi generare demenza digitale e danni ben visibili.
Nel primo giro di test, le scansioni cerebrali dei cervelli dei bambini che risultano trascorrere più di sette ore al giorno di fronte a un qualche schermo, mostrano un prematuro assottigliamento della corteccia cerebrale, lo strato più esterno del cervello dedicato all’elaborazione delle informazioni provenienti dal mondo fisico e considerata la struttura più evoluta e complessa tra tutti i sistemi viventi.
Non è assolutamente presto per trarre conclusioni, sono gli stessi operatori e studiosi a ribadirlo e la cosa coinvolge anche gli adolescenti. Negli ultimi mesi di ricerca, sono aumentate anche le forme di depressione e di violenza causate, appunto, dall'uso senza freni di apparati tecnologici come, appunto, gli smartphone. Anche negli adulti, la cosa è ben visibile. Si tende alla compulsione e all'uso smodato di comunicare e postare status, foto e quant'altro, spesso tralasciando le cose reali e il mondo "analogico" che dovremmo mantenere.
Vi invito a riprendere il vostro mondo reale in mano e meditare su ciò che stiamo lasciando al futuro dei bambini: la solitudine digitale e la demenza compulsiva, data dall'isolamento e la dipendenza ce questi oggetti creano.

giovedì 22 novembre 2018

LE APP INFETTE DI ANDROID






Sono state scoperte oltre 600.000 app infette scaricate dal noto playstore appartenente al sistema operativo Android. Ecco il punto della situazione



Oltre 600.000 utenti hanno scaricato da Google Play (il negozio digitale della app Android) malware mascherati da app infette. Un esercito, praticamente. A scoprirlo è stato un ricercatore della società di sicurezza informatica Eset. Il grosso delle infezioni, circa 580.000, arriva da 13 applicazioni infette, che sono state immediatamente bloccate da Google; tutte provenienti dallo stesso sviluppatore e tutte di giochi che simulavano la guida di moto, tir (come ad esempio Truck Cargo Simulator) e automobili, ma non si esclude che anche altro genere di applicazioni provenienti dallo stesso sviluppatore, possano risultare infette.
Il malware contenuto nelle app non era semplice da scoprire: le app non funzionavano e si chiudevano pochi secondi dopo l'avvio ma, agli utenti, poteva apparire come un semplice bug tecnico, visto che spesso capita anche con applicazioni usate quotidianamente. Troppo tardi: il malware si auto-installava nei dispositivi degli utenti e si attivava ogni volta che gli smartphone o i tablet venivano accesi. Un portavoce di Google ha confermato che queste app violavano le norme del Play Store e di conseguenza sono state rimosse. E' però una brutta notizia, la capacità che certe app possano riuscire ad infiltrarsi in un ambiente ufficiale e protetto come quello degli store ufficiali. Non è certo una novità assoluta: poche ore dopo, lo stesso ricercatore ha individuato e segnalato altre 9 app infette; questa volta rivolte ai bambini. La più popolare è "How to draw and color any cartoon". La seguente app è stata scaricata ben 23.000 volte dagli utenti Android.
Fate sempre attenzione alle anomalie che riscontrate durante l'uso di applicazioni, anche se scaricate dagli store ufficiali. Al primo allarme, meglio disinstallare e, magari, provarne altre simili.

venerdì 21 settembre 2018

TENTATIVO DI ESTORSIONE VIA MAIL








Vi lascio un articolo della giornalista Rosita Rijtano, che descrive quanto sta succedendo agli utenti di Gmail, il servizio di posta elettronica messo a disposizione dal colosso Google, usato da milioni di utenti:

La nuova campagna sfrutta un limite dei provider di posta elettronica che fa comparire tra la posta inviata anche quella del truffatore. La polizia: "Centinaia di denunce da tutta Italia"




"Ho un video di te mentre ti masturbi", l'email arriva da quello che sembra essere il nostro stesso indirizzo di posta elettronica. I criminali dicono di averlo compromesso mentre visitavamo un sito porno. In quel momento, avrebbero scaricato tutte le nostre informazioni riservate, inclusa la cronologia di navigazione, e soprattutto installato "un virus" sul computer.  Un trojan che gli avrebbe consentito di monitorare le nostre peregrinazioni online, di accedere alla webcam del computer e così filmarci in atti intimi. Video che minacciano di diffondere alla lista di tutti i nostri contatti: amici, parenti, e colleghi di lavoro. C'è un modo per evitarlo, cioè pagare un riscatto entro 48 ore di tempo: 300 dollari in bitcoin, la moneta digitale.
È la nuova truffa che gira via email e si sta diffondendo di casella in casella. L'onda lunga di una campagna iniziata quest'estate e che da qualche giorno si sta ripresentando, anche se con motivazioni diverse e completamente in italiano, oltre che in altre lingue. "Abbiamo ricevuto centinaia di chiamate di persone preoccupate e altrettante denunce da tutta Italia", spiega Nunzia Ciardi, capo della Polizia Postale che stamattina ha diramato una nota di allerta con i consigli da seguire a chi in questi giorni si è ritrovato nella propria casella di posta l'email minatoria. Il primo dei quali è non pagare: "Non c'è nulla di vero - prosegue Ciardi - qualsiasi pagamento è inutile e ci rende ulteriormente vulnerabili a nuovi raggiri".
Di email del genere se ne vedono sin dall'inizio di Internet, la più nota e diffusa è quella del principe nigeriano che avrebbe bisogno di un prestanome e di un anticipo in denaro per sbloccare un cospicuo conto in banca. Ma nel tempo queste truffe, dietro cui oggi ci sono "organizzazioni criminali internazionali ben organizzate su cui la polizia sta indagando" si sono di molto evolute sotto il profilo psicologico: pongono un limite di tempo al pagamento del riscatto "che mette chi riceve l'email in una situazione di pressione", nonché sostengono di essere in possesso di dati molto sensibili, come quelli della cronologia di navigazione, cioè tutti i siti che abbiamo visitato online. 
Sono poi diversi gli elementi particolari di questa campagna, nota Paolo Dal Checco, consulente informatico forense. Il primo è proprio il fatto che l'email sembra arrivare dal nostro stesso indirizzo. "I criminali sfruttano un limite dei provider di posta elettronica che fa comparire tra la posta inviata anche quella del truffatore", avverte Dal Checco. Un trucco che fa sembrare veritiero il presunto hackeraggio. "Sembra che l'email l'abbia mandata realmente io, anche quando in realtà non è così". I malfattori, invece, hanno probabilmente recuperato l'indirizzo di posta elettronica grazie alla ripetute violazioni dei molteplici siti a cui siamo iscritti. Pacchetti di dati che poi vengono venduti (o si trovano gratuitamente) sul mercato nero della Rete.
Un'altra caratteristica che la rende diversa dalle precedenti email di raggiri sono gli indirizzi bitcoin a cui si dovrebbe versare la somma per ottenere la cancellazione delle nostre informazioni e dove risultano essere state già pagate diverse migliaia di dollari: somma che potrebbe aver versato anche lo stesso delinquente per rendere la truffa più credibile. "Sono simili e vengono periodicamente riciclati - conclude del Checco - questo significa che il criminale non ha alcuna possibilità di sapere che quei soldi gliel'ho mandati io". Da qui si capisce che è tutto un bluff.

venerdì 15 giugno 2018

COSA STA SUCCEDENDO:solitudine digitale, fake life e dipendenza dai social









Facebook, Twitter, Instagram  e altri social: il nostro mondo è stato invaso da social specializzati nell’informarci in tempo reale, minuto per minuto, di ciò che succede al di fuori delle nostre case. Amici che si ritrovano, che ostano foto di locali, ristoranti, di bar in cui fanno aperitivi. Ma invece di renderci sempre più sociali spesso, questi strumenti, possono accentuare il senso di solitudine e di opportunità mancate.
Quando cominciamo a sfogliare le pagine dei social che appartengono ai nostri “amici”, spesso abbiamo il dubbio, la preoccupazione, che stiamo prendendo le decisioni sbagliate su come passare il nostro tempo libero.  
L’immediatezza di questi segnali, è ben diversa da quella del periodo pre-social, quando all’inizio della settimana, con gli amici ci si raccontava a voce quello che era avvenuto nel weekend; di come lo avevamo passato; delle emozioni positive o negative che fossero, che avevamo vissuto. L’immediatezza della comunicazione, da una forza diversa ai raffronti: in quel preciso istante, guardiamo una foto dei nostri amici in un bar, o in un ristorante, oppure altrove, che stanno facendo cose e passando attimi senza che tu sia presente. Questo, non può impedirci di pensare che le cose, potrebbero essere diverse. Questo non riguarda soltanto la vita mondana e il divertimento in generale. Sui siti sociali dilaga anche l’esibizione dei propri successi; le evoluzioni della vita di coppia, ad esempio; i successi sul lavoro e dei propri figli nella vita scolastica e sportiva. Un tempo accadeva solo in momenti determinanti, come ad esempio un ritrovo scolastico, dove a voce ci si raccontava la vita e si faceva un bilancio confrontandosi con gli altri.
Adesso, viviamo in un tempo dove basta far scorrere le dita su uno schermo, per vedere la vita degli altri in perfetta vista. Anche di sconosciuti. Gli errori che facciamo esponendoci in rete, spesso raccontano quanto siamo ingenui. Diamo più importanza ai social network, che al dialogo reale con le persone che ci sono accanto tutti i giorni. Spesso, tendiamo ad isolarci e a diventare preda della solitudine digitale. Siamo convinti che i mezzi di comunicazione di massa possano facilitare i legami sociali. Praticamente, siamo dominati da una tecnologia che ci rende immaturi, vulnerabili. Una tecnologia che ci domina, invece che farsi dominare.
Ogni tanto dovremmo separarci da nostri smartphone e riprendere il controllo su noi stessi. Ma i richiami alla saggezza sono spesso sommersi da un frastuono di tipo opposto; è la pressione del conformismo: così fan tutti.
Spesso viviamo di cose approssimate e poco utili. Un esempio semplice: chi si ricorda la “prima versione” di una notizia? Tutti, purtroppo. Molti ricordano spesso solo quella. La prima notizia è quasi sempre sbagliata. Questa, ormai, è diventata una regola per tutti noi e non ne usciamo facilmente. La regola, ad esempio, si è confermata inesorabilmente in un frangente piuttosto drammatico, come la maratona di Boston del 2013, dove venne fatto un attentato esplosivo. Secondo la primissima versione letta su internet e distribuita nei notiziari sui vari mass media, le bombe sarebbero state più di due: falso. Addirittura, all’inizio venne annunciato che, oltre alla maratona, un ordigno aveva devastato la biblioteca: altrettanto falso. Diversi media diffusero anche la notizia che altri individui armati avevano preso ostaggi e che a Newtown fossero stati trovati dei veri e propri arsenali. Nulla di più falso anche questo. Eppure, sui social, la gente inneggiava contro l’Islam e i terroristi.  Risultato: quando la realtà diventa un optional, e ciascuno se ne costruisce una versione su misura, la democrazia ha vita difficile tra le persone.
Questo è preoccupante. Anzitutto perché la corsa a pubblicare troppo velocemente cose personali, notizie non controllate precedentemente e attimi di vita reale costruita, sminuisce la credibilità tra le persone e accentua quel sentimento di scetticismo e diffidenza che stanno diventando un tratto distintivo delle nostre società. Spesso, questo tipo di comportamento, crea nei confronti di persone, cose, religioni, società e quant’altro, l’imbarbarimento collettivo, perché diffondendo una visione “mitologica” della realtà degli accadimenti, manovra tantissime malvagie che colpiscono senza pietà chi ne è vittima diretta.
Il nostro non è altro che un viaggio da esploratori in una terra sconosciuta, con una conoscenza di prima mano che ci rende davvero vulnerabili e soggetti a diventare dipendenti da questo mercato: ci preoccupiamo della privacy e poi diffondiamo noi stessi e i nostri cari in rete, senza alcun freno e senza controllo. Ricordiamoci che è facile diventare vittime di chissà chi. E questa è soltanto colpa nostra. Un passo indietro, ormai, non è possibile, ma rallentare può di certo aiutarci a vivere meglio e a socializzare nei migliore dei modi, con amici, parenti, famiglia.
Vi invito, anche questa volta, a meditare.




venerdì 8 giugno 2018

NOTIFICHE DEI SOCIAL: una droga per gli utenti







Chi ne fa uso costante, soffre il senso di isolamento, depressione e ansia. Questa dipendenza inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore. 

Ci permettono di rimanere sempre connessi e informati ma siamo sempre più incapaci di ignorare push, suonerie, vibrazioni che ci avvertono di nuove e-mail, messaggi e post sui social network. Ad evidenziare come l'abuso degli smartphone sia simile all'abuso di sostanze stupefacenti, come gli oppiacei, è uno studio pubblicato su NeuroRegulation. "La dipendenza dall'uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore", spiega il dottor Erik Peper, professore di educazione alla salute presso l'Università di San Francisco e primo autore dello studio citato. In un sondaggio condotto su 135 studenti, ha scoperto che chi utilizzava continuamente i telefoni - ovvero sostituiva l'interazione faccia a faccia con una comunicazione in cui il linguaggio del corpo non può essere interpretato - aveva più elevati livelli di senso di isolamento, depressione e ansia, rispetto a chi interagiva in modo "analogico". Quegli stessi studenti erano propensi, mentre studiavano e mangiavano, a guardare smartphone in una condizione di "semi-tasking", cioè, la condizione in cui si svolgono più compiti insieme, ma si ottiene la metà del risultato che si otterrebbe focalizzandosi su uno alla volta. Il motivo? Le notifiche push ci fanno sentire obbligati a guardarle, perché attivano gli stessi percorsi neuronali nel nostro cervello che nel real ci avvisano di un pericolo imminente, come l'attacco di un predatore. "Ma ora - spiega Peper - siamo dirottati, dagli stessi meccanismi che una volta ci proteggevano, verso le informazioni più banali".  
Questa ossessività martellante, è stata osservata ance sugli impiegati di aziende importanti ed è stata riassunta in questo sistema: il 45% degli impiegati delle aziende, non riesce a concentrarsi per più di 15 minuti sui lavori da eseguire, senza cadere nella trappola dell'interruzione creata, appunto, dalle notifiche push sul telefono. Come se non bastasse, ogni impiegato perde di media due ore a settimana per recuperare documenti e dati preziosi dispersi all'interno di "contenitori digitali" sempre più intasati e caotici. Nessuno rispetta le leggi aziendali, sa che si tratti di scuola, sia che si tratti di aziende e uffici. Nonostante i divieti imposti dalle leggi, le persone continuano assiduamente a guardare i social network durante l'orario di lavoro.  
Siamo intossicati dalla rete e nessuno se ne accorge.